La mappa è una rappresentazione sintetica della facciata della cattedrale di San Geminiano, Duomo di Modena.
Segni convenzionali
Le linee grosse sono gradini, paraste e spioventi delle navate laterali;
le linee più sottili sono pareti, cornice, trìfore, semicolonne, elementi del rosone e lunette;
i pieni sono elementi del pròtiro e una lapide;
le superfici punteggiate sono le lastre scolpite.
Esplorazione della mappa
Ad una prima esplorazione sommaria, semplicemente passando la mano sulla mappa, troviamo linee di spessore diverso che segnano spazi rettangolari, qualche linea obliqua e un bel tondo quasi al centro della mappa. Le grosse linee oblique sono spioventi dei tetti, l’alto, e quindi non ci è difficile orientare la mappa nel giusto senso.
La facciata ha una struttura simmetrica, cioè potremmo dividerla in due parti e sarebbero specularmente uguali. Portiamoci in alto, al centro, dove i due spioventi raggiungono il culmine. Questi coprono la navata centrale. Al limite più basso dei due spioventi si alzano due torrette ottagonali, dette torrini, e con una ardita punta (che qui troviamo a forma di triangolo) superano in altezza il colmo del tetto.
Subito sotto la punta le torrette hanno un giro di otto finestre ad arco, una per ogni lato. Qui la più grande, centrale, è quella che si vede per intero dalla facciata. Le due leggermente più piccole che le stanno di fianco sono quelle dei lati obliqui dell’ottagono e che, quindi, si vedono in prospettiva.
Abbiamo scritto “finestre”, ma queste, come le trìfore di cui diremo, sono, per così dire, “cieche”: infatti non hanno il vetro, ma il muro dietro e non servono a portare luce all’interno ma solo a rendere movimentata la struttura muraria esterna.
Se camminassimo sul tetto del Duomo, giunti al limite inferiore del tetto della navata centrale, che è in linea con i torrini, dovremmo fare un bel salto in giù per raggiungere il tetto della navata laterale. È sulla parete verticale, che da qui si sviluppa per tutta la lunghezza dell’edificio, che si trovano le mètope, sculture che rappresentano figure strane, mostruose e fantastiche, ora trasportate nel Lapidario.
I due spioventi laterali (quelle linee grosse oblique) coprono le navate minori. Subito al di sotto troviamo una linea più sottile, parallela: è la cornice della facciata, posta sotto il tetto.
Ma osserviamo con attenzione le due grosse linee verticali a destra e a sinistra del tetto centrale. Sono due grandi pilastri (o paraste) che hanno funzione di sostegno e che scendono fino a terra. In alto finiscono in un capitello (una righetta proprio sotto il limite dello spiovente) e in basso poggiano su un piedistallo (plinto) rappresentato nella nostra mappa da un ingrossamento della linea di base. Tra essi si apre l’intricato rosone (quel vasto tondo), di cui ci occupiamo più avanti.
I due pilastri dividono in tre parti la facciata, e ogni parte ha il suo portale. Quello centrale è il principale. Li individuiamo seguendo la parte inferiore della mappa: sono sormontati da una lunetta, come un semicerchio.
Il portale centrale però è anche sormontato da un “pròtiro”, cioè da un piccolo portico posto a protezione e copertura dell’ingresso principale. Questo è addirittura a due piani: il primo si chiude poco sopra la porta e lo troviamo segnato da un pieno grosso, il secondo si innalza al disopra e arriva fino al rosone.
A destra e a sinistra di questo secondo piano del pròtiro si aprono le trìfore, tre di qua e tre di là. Le trìfore arcuate qui non sono finestre, ma solo ornamenti, perché dietro le due colonnine che dividono lo spazio non c’è un vetro, ma, come sopra, solo il muro.
Partendo dall’esterno, tra la prima e la seconda trìfora arriva una linea che parte dalla linea di base, cioè dalla pavimentazione, e che rappresenta una semicolonna che passa proprio di fianco alla porta laterale. Anche queste semicolonne hanno solo funzione ornamentale.
Il pròtiro ha la volta a botte (notiamo il segno pieno arcuato) sostenuta da una coppia di colonne che non appoggiano direttamente a terra, ma su leoni (detti appunto leoni stilofori) che nella mappa sono stati rappresentati da un piccolo spazio cavo ai piedi delle colonne. Le grosse linee sotto i leoni e sotto il portale indicano i gradini.
Di qua e di là dal portale centrale, a mezza altezza della porta, troviamo dei rettangoli punteggiati: rappresentano due delle quattro lastre che Wiligelmo ha scolpito con immagini che raccontano la Genesi. Le altre due lastre sono state poste più in alto, sopra le porte laterali.
Troviamo anche un piccolo rettangolo pieno a sinistra del portale centrale: rappresenta la lapide che celebra l’anno d’inizio della costruzione del tempio e la figura dello scultore Wiligelmo.
Il rosone
La grande rosa, fatta dai maestri Campionesi per dare maggiore luminosità all’interno, non è di facile rappresentazione sulla mappa.
Si trova al centro della facciata e sporge in parte da essa. Da uno scudo centrale si diparte una raggiera composta da 24 colonnine. Tutte sono provviste di capitello e collegate tra loro da archetti.
Tra una colonnina e l’altra ci sono ventiquattro piccole lastre di vetro sottile. legate insieme da un telaio metallico. Di queste, quattro presentano vetrate figurate, e precisamente quelle corrispondenti agli assi verticali e orizzontali.
Scorriamo la facciata per bande orizzontali
Dal basso verso l’alto troviamo: linea di base con ingrossamenti in corrispondenza di gradini o delle basi dei pilastri;
banda dei tre portali con pròtiro su quello centrale, delle quattro lastre di Wiligelmo, della lapide in memoria, della prima parte dei due grandi pilastri e delle due semicolonne;
banda delle trìfore: due per ogni navata;
secondo piano del pròtiro, termine delle semicolonne, proseguono i pilastri;
banda dei tetti delle navate minori, rosone al centro e proseguono i pilastri;
banda superiore, tetto della navata centrale, capitelli dei pilastri, i due torrini.
