{"id":695,"date":"2024-02-20T21:23:32","date_gmt":"2024-02-20T20:23:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lagirobussola.com\/wordpress\/?p=695"},"modified":"2024-03-29T15:57:58","modified_gmt":"2024-03-29T14:57:58","slug":"essiccatoio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lagirobussola.com\/en\/essiccatoio\/","title":{"rendered":"Essiccatoio delle castagne"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\"><small>La mappa rappresenta l&#8217;interno di un essiccatoio per le castagne.\n<br>\n\n<\/small><br><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Segni convenzionali<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><small>Linee rette, spesso doppie &#8211; pareti, terreno, tetto, finestrella, tramezzo;<br>\nlinea di pallini &#8211; graticcio del tramezzo;<br>\npallini sparsi a mucchio &#8211; le castagne ad essiccarsi;<br>\nlinee leggere sinuose e a spirale &#8211; fumo;<br>\nlinee sinuose pi\u00f9 grosse &#8211; le braci;<br>\nrettangoli pieni intrecciati &#8211; la legna che brucia;<br>\narea righettata &#8211; finestrella.<br>\n<br>\n\n<\/small><br><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Visitiamo l&#8217;essiccatoio\n<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><small>Disponete la mappa in verticale con la scritta in alto. Fatene pure un&#8217;esplorazione generale frettolosa, ma subito vi sar\u00e0 evidente che siete di fronte all&#8217;immagine di una casetta.<br><br>\n\nCos\u00ec \u00e8 infatti: l&#8217;essiccatoio (o metato, o canniccio a seconda dei luoghi) \u00e8 proprio una casetta molto semplice che sorge in mezzo ai castagneti o presso le case dell&#8217;Appennino tosco-emiliano. Da queste parti la coltura delle castagne ha fornito di che vivere per quasi un millennio di inverni.\n<br><br>\nLe mura sono in pietra arenaria e anche il tetto \u00e8 fatto da lastre di arenaria dette &#8220;piagne&#8221;. La superficie in pianta andava dai 10 ai 20 metri quadrati poich\u00e9 la dimensione era proporzionale all&#8217;estensione del castagneto.<br><br>\n\nL\u2019intero ambiente \u00e8 suddiviso in due spazi (uno sotto e uno sopra) per mezzo di un graticcio o canniccio orizzontale, posto all&#8217;altezza di circa due metri da terra. Il graticcio \u00e8 costituito da assicelle rimovibili di legno di castagno, installate parallelamente, con le estremit\u00e0 inserite all&#8217;interno di scanalature ricavate nelle pareti contrapposte o appoggiate su travi parallele.<br><br>\n\nL\u2019essiccatoio ha solo due aperture: una porticina per accedere al locale inferiore e una finestrella in quello superiore.<br><br>\n\nNella parte inferiore ci va la legna di castagno che, accesa, alimenta la brace per 30-40 giorni. Sopra, sul graticcio, vengono caricate le castagne attraverso la finestrella. Il mucchio diventava alto 50-70 centimetri e il peso di decine di quintali. Il calore delle braci sottostanti le faceva man mano seccare. Dalla finestrella esce anche il fumo. Per raggiungere la finestrella c&#8217;era una scala esterna oppure, dato che siamo in montagna, bastava girare attorno all&#8217;essiccatoio e risalire la china per trovarsela ad altezza d&#8217;uomo.<br><br>\n\nFu Matilde di Canossa ad introdurre alla fine dell&#8217;undicesimo secolo la coltivazione del castagno in Appennino e le castagne hanno fornito l&#8217;alimento principale di queste popolazioni durante tutti gli inverni e oltre, fino a met\u00e0 del secolo scorso.<br><br>\n\nLa raccolta nei castagneti di propriet\u00e0 avveniva durante il mese d&#8217;ottobre e terminava all&#8217;inizio di novembre. Dopo, era permesso a chiunque (ai cosiddetti \u201craspatori\u201d, cio\u00e8 ai pi\u00f9 poveri) di raccogliere il rimanente.<br><br>\n\nPoich\u00e9 il focolare occupava solo una porzione del terreno, restava spazio per potersi riscaldare accanto al fuoco; cosicch\u00e9 la parte bassa, sotto al graticcio, rappresentava in pratica il salotto dove, a sera, ci si ritrovava per le cosiddette veglie, raccontando storie al tepore delle braci che duravano fino a met\u00e0 dicembre.<br><br>\n\nLa presenza di qualcuno all&#8217;interno durante l&#8217;essiccazione serviva inoltre a tenere il fuoco sempre acceso s\u00ec, ma basso, perch\u00e9 non raggiungesse il graticcio, e anche per dissuadere eventuali ladri. Una o due volte le castagne venivano rigirate per farle seccare in modo omogeneo: era un&#8217;operazione molto delicata e laboriosa che doveva essere svolta da persone esperte (un tempo veniva eseguita dai pi\u00f9 anziani).<br><br>\n\nDetto tutto questo non risulter\u00e0 difficile decifrare la nostra mappa.<br><br>\n\nLa doppia linea in basso \u00e8 il terreno (sono rari i casi di pavimentazione!) fatto con la stessa arenaria delle pareti e del tetto. Poggiati sopra ci sono rettangoli pieni intrecciati che rappresentano i pezzi di legna di castagno (tutto nell&#8217;essiccatoio era derivato dal castagno), e al disopra della legna ci trovate linee che formano angoli acuti: sono le fiammelle che non dovevano essere alte, ma braci. Sopra ancora, linee pi\u00f9 leggere e a spirale indicano il fumo. Osservate per\u00f2 che il fuoco non occupa tutto il terreno, cosicch\u00e9 tra questo e le pareti restava posto per chi avesse avuto voglia di riscaldarsi o il compito di sorvegliare.<br><br>\n\nUn graticcio, che qui rappresentiamo con una linea di pallini, separa il locale inferiore da quello superiore.  Sopra abbiamo rappresentato con diversi pallini il mucchio delle castagne messe a seccare. Sopra le castagne trovate ancora a destra e a sinistra due spirali di fumo e al centro il rettangolo righettato della finestrella. Infine, ancora sopra ci sono i due spioventi del tetto senza camino, perch\u00e9 il fumo usciva dalla finestrella.<br><br>\n\nAd essiccazione avvenuta, bisognava sbucciare le castagne. A questo scopo si usava la &#8220;regina&#8221; (altrove detta \u201cstanga\u201d o \u201cpigione\u201d o \u201cfrugone\u201d): un bastone con una corona metallica dentata. Con questo attrezzo si schiacciavano le castagne contenute in un &#8220;vigoncio&#8221; o bigoncia o pilla di legno.<br><br>\n\nMa spesso, tolta la buccia restava la sansa, quella pellicina che troviamo tra la buccia e la polpa. A toglierla si usava la &#8220;vassora&#8221;, una sorta di vassoio che abili avambracci sbalzavano verso l&#8217;alto facendo roteare le castagne che in questo modo si liberavano della sansa. Solo a questo punto si potevano portare al mulino per farne farina dolce con cui fare piccole focacce (&#8220;patolle&#8221;) o polenta o dolci come il castagnaccio.\n<br>\n\n<\/small><br><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le fasi della lavorazione\n<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><small>In primavera si potavano i castagni;<br>\nin estate si puliva il terreno del castagneto;<br>\nin ottobre si raccoglievano le castagne;<br>\ntra novembre e dicembre le si seccavano;<br>\npoi erano da sbucciare e mondare dalla sansa;<br>\nin dicembre si portavano al mulino pagando il mugnaio con parte della farina;<br>\ne FINALMENTE!!! la farina veniva impiegata nelle povere cucine di montagna.\n<br><\/small><br><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le tigelle\n<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><small>C&#8217;\u00e8 una piccola focaccia diffusa nell&#8217;Appennino tra Bologna e Modena che ormai chiamiamo &#8220;tigella&#8221;. \u00c8 fatta da una pasta di acqua, farina, strutto e lievito; si taglia lungo lo spessore, come un panino, e la si farcisce con salume, formaggio ed altro, bench\u00e9 il modo migliore e tradizionale la voglia farcita col pesto di lardo, aglio e rosmarino, cosparso di parmigiano grattugiato. \n<br><br>\nIn montagna per\u00f2 chiamano questa &#8220;crescentina\u201d, perch\u00e9 \u201ctigella&#8221; \u00e8 lo stampo di terracotta mista a polvere di marmo che serviva per farle. La tigella accoglie la pasta cruda e le imprime una figura caratteristica: il cosiddetto &#8220;sole delle Alpi\u201d, cio\u00e8 una stella a sei punte, i cui raggi hanno forma leggermente rigonfia di petali. Sopra questo stampo si appoggia una foglia di castagno, e sopra un altro stampo con altra pasta, e cos\u00ec via fino a farne una pila da mettere a cuocere nel camino. Pi\u00f9 anticamente, invece della farina di grano si usava invece la farina di castagne.\n<br><br>\nNota: il \u201csole delle Alpi\u201d \u00e8 un elemento ornamentale molto antico, usato in Appennino come decorazione negli edifici a cui lavorarono i &#8220;maestri Comacini&#8221;, abili architetti che provenivano da Como tra il 1300 e il 1500.\n<\/small><br>\n<br>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mappa rappresenta l&#8217;interno di un essiccatoio per le castagne. 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